rusulè

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martedì 16 maggio 2017

Tunno Sinnaco, Vota Peppino

Rusulè, lascia perdere la saissa di pomodoro e aiutanni, c'è Pippino u tunno ca vulissi acchianari per sinnaco.


Cosa che non ci fu detta che tempo cinque minuti Rusulè già impiccicava cartelluni.
Rusulè era vero era priata, perchè a idda, i discursi di Pippino ci piacevano assai.


U candidato Pippino aveva un programma troppo bello.
LA PANELLA CAMBIA I POPOLI

Tutti avissiru manciatu panielli, diceva Pippinu, pure i liuna ru Massimo.
Poi ci venne una pinsata: Palemmitani, grazie a me u Massimo diventerà una Friggitoria.
Troppo bello, già Rusulè si immaginava idda che invitava a quelle quattro arraggiate di Agata, Ninfa, Cristina e Oliva, a cena, panielle cavuri cavuri.


E chi fu bello quando Pippino fece il comizio al Politeama, già pareva un sinnaco vieru.


E per sì e per no, Rusulè impiccicava cartelloni, tutti lo dovevano sapere che Pippinu si stava purtanno.



mercoledì 19 aprile 2017

La lavatrice


Rusulè?
Haiu a canazza... dovessi lavare le tovagghie degli altari e i ruobbi del parrino. Mi siddia troppo assai..
Rusulè, l'hai vista mai una lavatrice?

 E fu accussì che dal cielo s'arricamparono tre tunni con una lavatrice, mentre un altro tunno portava un fustino di detersivo di quelli che toglie pure le macchie di meusa e di pasta con le sarde.

Chi focu ranni... ma comu si usa?
U tunnu ce lo spiegò e dopo venti minuti già la Cattedrale era tutto un miracolo di robbi stennute, pure i tunni appizzavano lenzuoli e mutanne bianche di candeggio. Rusulè era troppo contenta.

Per dimostrarcelo al tonno, ce lo disse, Curò, avutru che miracolo del muto che parla o ru cretino che arraggiuna, queste sono grazie da fare!
E ci diede una vasata di quelle col sottovuoto che u tunno diventò tutto rosso - perchè i tunni, pure che si allattariano e sembrano sputuni, poi sono affruntusi!



Giorgio D'Amato

mercoledì 12 aprile 2017

Le licenziate


Che quando Rusulè addiventò la patrona di Palemmo, la prima cosa che fece fu 'u trasloco:
Tunni, tirati stu carrietto ca canciamo casa, andiamo a stare tutti alla Cattedrale. 
Mi raccumannu non pigghiate scaffe.
E idda si purtò a cruozza, la jaggia con l'aceddo, na para di tuniche di ricambio, a pignata pi cuociri a trippa alla lievitana.


Appena mise piede in Cattedrale, non perse tempo, salì sulla cupola e ce lo disse a tutti che ora c'era lei. 
Palermo Rusulè, Nuova Gestione.
Da oggi, cumannu io.



Come fu e come non fu, lungo il Cassaro si videro quattro fimmine arraggiate che protestavano, Vergogna, Vergogna. Erano le ex-patrone di Palermo, oramai a spasso, che c'era Rusulè a proteggere i palemmitani.
E il tunno ce lo disse, Curò, itivinni ai quattro canti.
E idde - Cristina, Agata, Ninfa e Oliva -, ancora lì sono. Non le guarda nessuno ed è meglio che a queste non si ci domannano miracoli, che per sfreggio, tu ci addumanni di farti passare una malatia e idde ci fanno sbagliare i medicinali al farmacista. 



Giorgio D'Amato